Caricamento Eventi
Miri Segal, “Desolate anonymous gazes cross”, 2014

Miri Segal, “Desolate anonymous gazes cross”, 2014

BUILDINGBOX: Adar II, 7/12

A cura di Nicola Trezzi

6 Mar 2019 @ 12:00 AM - 4 Apr 2019 @ 11:30 PM

Seguendo il suo interesse per sistemi di significato e codici, l’opera di Miri Segal è un ritratto del fondatore dei Bitcoin Satoshi Nakamoto, apparentemente uno pseudonimo, e consiste in un’animazione GIF che vede l’alternarsi di due immagini. Un’immagine è il volto di un uomo asiatico ed è stata precedentemente usata online come ritratto ufficiale di Nakamoto. Segal ha scoperto che l’immagine è stata originariamente creata dal National Geographic nel tentativo di generare un volto i cui tratti abbracciassero e sublimassero tutti i differenti caratteri razziali dell’odierna popolazione globale, in altre parole l’uomo medio per eccellenza. L’altra immagine è la cosiddetta Afghan Girl, premiata fotografia scattata dal giornalista Steve McCurry, che è stata utilizzata per la copertina del numero del giugno 1985 di National Geographic. La fotografia è stata definita come “la Monna Lisa del terzo mondo secondo il primo mondo”. Dopo aver creato un movimento altalenante tra i due volti in modo da avere la coincidenza dei loro occhi, Segal ha apposto due iscrizioni: una è il logo del National Geographic, mentre l’altra è il simbolo dei Bitcoin,”฿”, con il motto “in code we trust” [nel codice crediamo], una reinterpretazione dell’iscrizione “in God we trust” [in Dio crediamo] che è riportata sulla banconota da venti dollari statunitensi.

L’opera di Miri Segal (Haifa, Israele, 1965) è stata oggetto di mostre personali presso: Herzliya Museum (Israele), State of Concept ad Atene, Circle 1 – Platform for Art & Culture a Berlino, Barbican Centre a Londra, Kamel Mennour a Parigi, Lisson Gallery a Londra, Tel Aviv Museum of Art, MoMA | PS1 a New York e Dvir Gallery a Tel Aviv. Ha partecipato a mostre collettive al Petach Tikva Museum of Art (Israele), Palais de Tokyo a Parigi, La Maison Rouge a Parigi, Gesellschaft für Kunst und Gestaltung a Bonn, Passage de Retz a Parigi, Zabludowicz Collection a Londra, Total Museum of Contemporary Art a Seoul, Tate Modern a Londra, Kunstmuseum Luzern a Lucerna (Svizzera), Magasin III – Museum & Foundation for Contemporary Art a Stoccolma, Art in General a New York, Centre Pompidou a Parigi, Tel Aviv Museum of Art, Israel Museum

Jerusalem a Gerusalemme, Kunsthalle Wien a Vienna, Królikarnia a Varsavia, Tokyo Wonder Site, Kunsthalle der Hypo-Kulturstiftung a Monaco di Baviera, Galerie für Zeitgenössische Kunst a Lipsia (Germania), ma anche a biennali e festival come EVA International 2014 a Limerick (Irlanda), Art TLV a Tel Aviv, Art Focus 2003 e 2008 a Gerusalemme, Festival Santarcangelo dei Teatri a Rimini e la Nuit Blanche a Parigi.

BUILDINGBOX è uno spazio indipendente facente parte della galleria, caratterizzato da un programma autonomo. Il progetto inaugurale, a cura di Nicola Trezzi, apre nella settimana di Rosh HaShana, il capodanno dell’anno 5779, come dice il titolo stesso, secondo il calendario ebraico.

Seguendo queste premesse, ossia una vetrina visibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e un calendario di 12 mesi (Nisan, Iyar, Sivan, Tammuz, Av, Elul, Tishrei, Marcheshvan, Kislev, Tevet, Shevat e Adar), “5779“ è una mostra collettiva nella quale le varie opere d’arte non sono presentate una vicino all’altra, bensì piuttosto una dopo l’altra. La struttura del calendario, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, diventa la linea guida per la presentazione delle opere di molteplici artisti; questa impostazione trasforma il concetto stesso di mostra collettiva: da coesistenza e giustapposizione, a linearità e processione.

Inoltre, questo tipo di strutturazione decostruisce l’essenza stessa della mostra collettiva, che è, per definizione, una mostra con varie opere d’arte, di vari artisti, presentate una vicino all’altra in uno spazio definito e per un periodo di tempo limitato. Con “5779“ l’idea della mostra collettiva, nella quale opere d’arte di diversi artisti appaiono una dopo l’altra nello stesso spazio, sostituendosi, subentrando l’una all’altra, suggerisce un’inversione dell’equazione alla base del fare mostre. Piuttosto che organizzare una mostra a partire dallo spazio, come succede usualmente, questa volta la mostra viene costruita sulla base del tempo.