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Liliana Moro “          ” , 2018

Liliana Moro “          ” , 2018

BUILDINGBOX: 8/12

a cura di Nicola Trezzi

5 Apr 2019 - 4 Mag 2019

“  “          ” è il titolo che ho dato a una mia opera del 2001 presentata da Emi Fontana a Milano, in cui il pavimento della galleria era ricoperto di cocci di vetro su cui il pubblico doveva camminare. Nel muro di fondo avevo aperto un buco da cui potevi vedere nella stanza a fianco un lettino per bambini in cristallo. “         ”  nonè un senza titolo o un senza parole ma uno spazio aperto. Ho così ripreso quel titolo facendolo diventare opera”.

Continuando la sua acuta investigazione sulla natura misteriosadell’arte visuale – e la sua possibilità di aprire vie alternative (sotto sopra, dentro e fuori) per guardare alla realtà che ci circonda – Liliana Moro ci porta verso una nuova avventura, che nasce dal fantasmagorico potere del linguaggio. Attraverso questo lavoro l’artista ha incapsulato una miriade di possibili favole: dal linguaggio al linguaggio del corpo, dal titolo di una mostra di opere al titolo della mostra quale opera in sestessa, dal gesticolare italiano allo slang americano, da Che fare? di Mario Merz a D(EAT)H di Bruce Nauman.

Con  “          ”  Moro sta creando una porta magica che ci porta in luoghi disparati; ironico a prima vista, questo lavoro può essere considerato un manifesto ufficioso della sua intera pratica, un continuo equilibriotra rigore e giocosità, una posizione unica che ha reso Moro una delle voci più interessanti della sua generazione.

“          ” di Liliana Moro costituisce l’ottavo capitolo di “5779”, il progetto espositivo che inaugura la prima stagione di BUILDINGBOX, uno spazio indipendente facente parte di BUILDING ma caratterizzato da un programma unico e autonomo. Il progetto, a cura di Nicola Trezzi, ha aperto nella settimana di Rosh HaShana, il capodanno dell’anno 5779, come dice il titolo stesso, secondo il calendario ebraico. Seguendo queste premesse, ossia una vetrina visibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e un calendario di 12 mesi (Nisan, Iyar, Sivan, Tammuz, Av, Elul, Tishrei, Marcheshvan, Kislev, Tevet, Shevat e Adar), “5779“ è una mostra collettiva nella quale le varie opere non sono presentate una vicino all’altra, bensì una dopo l’altra. La struttura del calendario, giorno dopo giorno, mese dopo mese, diventa la linea guida per la presentazione delle opere di diversi artisti; questa impostazione trasforma il concetto stesso di mostra collettiva: da coesistenza e giustapposizione, a linearità e processione. Inoltre, questo tipo di struttura decostruisce l’essenza stessa della mostra collettiva, che è, per definizione, una mostra con varie opere d’arte, di vari artisti, presentate una vicino all’altra in uno spazio definito e per un periodo di tempo limitato.

Con “5779“ l’idea dimostra collettiva, nella quale opere d’arte di diversi artisti appaiono una dopo l’altra nello stesso spazio, sostituendosi, subentrando l’una all’altra, suggerisce un’inversione dell’equazione alla base del fare mostre. Piuttosto che organizzare una mostra a partire dallo spazio, come succede usualmente, questa volta la mostra viene costruita sulla base del tempo. Al fine di sottolineare ulteriormente la predominanza del tempo sullo spazio, completo ribaltamento del fare mostre e delle sue premesse, è stata presa la decisione di esporre

opere che non solo sono visibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma sono anche ‘nutrite’ dall’elettricità – luci al neon, opere con lampadine, video, ecc. -come “piccoli soli” (sebbene il calendario ebraico non sia puramente solare ma “solunare”) che scandiscono il ritmo del tempo.

“          ”  di Liliana Moro rimarrà esposta fino al 4 maggio, durante i giorni di Nisan, il primo mese dell’anno ecclesiastico e il settimo mese (ottavo, nell’anno bisestile) dell’anno civile. Alla fine dei 12 mesi, BUILDING pubblicherà un catalogo concepito come un calendario, includendo tutte le 12 opere d’arte presentate durante l’anno, che saranno rivelate mese dopo mese.

Cenni biografici

Il lavoro di Liliana Moro (1961, Milano, dove vive e lavora ) è stato protagonista di mostre personali da Emi Fontana aMilano, Greta Meert a Bruxelles, Fondazione Antonio Ratti a Como, MUHKA ad Anversa, MAM/Arc a Parigi, Fondazione Ambrosetti a Brescia, Palazzo delle Papesse a Siena ( conEva Marisaldi e Grazia Toderi), West of Rome a Los Angeles, Fabbrica del Vapore a Milano,1301PE a Los Angeles, Galleria de’ Foscherari a Bologna, La Ferme Du Buisson – Centre d’Art Contemporain a Noisiel (Francia), e Francesco Pantaleone Arte Contemporanea a Milano.

Ha partecipato a diverse mostre collettive al Castello di Rivoli a Torino, Moderna Museet a Stoccolma, PS1 a New York, De Appel ad Amsterdam, Kunsthalle Wien a Vienna, CAC a Ginevra, Palazzo Grassi a Venezia, ICA a Londra, GNAM a Roma, mumok a Vienna, Mambo a Bologna, Galleria Civica a Trento, MART a Rovereto, Careof e Viafarini a Milano, Tel Aviv Museum of Art, MOCA Shanghai. Hapartecipato a rassegne importanti come l’edizione del 1992 di Documenta a Kassel, le edizioni della Biennale di Venezia del 1993 e del 2009, la Biennale di Thessaloniki (Grecia) del 2013, la Biennale di Valencia (Spagna) del 2001 e le edizioni della Quadriennale di Roma del 2008 e del 1996.

Liliana Moro rappresenterà l’Italia, insieme a Chiara Fumai e Enrico David, alla prossima Biennale di Venezia. “5779” è un progetto concepito da Nicola Trezzi (Magenta, 1982) attualmente direttore del CCA di Tel Aviv, precedentemente direttore dell’MFA presso Bezalel Academy of Art, Jerusalem (2014-2017) e US editor di Flash Art International (2007-2014). Educatore, curatore e scrittore, Trezzi ha organizzato e co-organizzato le seguenti mostre: “Painting Overall” alla 5° Biennale di Praga, “Four Rooms” al CCA di Varsavia, “Modern Talking” al Muzeul National de Arta di Cluj-Napoca, “Circa 1986” al HVCCA di Peekskill NY, “Champs-Élysées”al Palais de Tokyo a Parigi, “Diagonal Histories — Imre Bak, Peter Halley—” e “Yael’s Dreams (and Nightmares)”, entrambe presso Art+Text Budapest, “Yael Efrati: Eva and Emerick”, al MNAC di Bucharest, “KEDEM–KODEM–KADIMA” e “Laurent Montaron: Replica”, entrambe al CCA di Tel Aviv.