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“Dalla sabbia, opere in vetro”, Tony Cragg, Tower, 2019, Vortex, 2016, Untitled, 2018

15 Feb 2020 - 16 Mar 2020

I miei lavori sono oggetti assolutamente geometrici, ma allo stesso tempo hanno una forma abbastanza complicata da permetterti di coinvolgerli e avere una risposta emotiva” – Tony Cragg 

Negli anni ottanta Tony Cragg comincia a sperimentare diversi materiali attraverso il linguaggio della scultura. Grazie alla sua conoscenza scientifica riesce a creare una relazione unica tra materia e forma, realizzando sculture, plasmando un unico materiale alla volta, come ceramica, bronzo, ferro e alla fine degli anni ottanta anche il vetro soffiato. All’artista interessa la natura stessa del vetro, la fluidità di questo elemento lavorato attraverso il fuoco e l’aria diventando rigido, le forme  geometriche  create da Tony Cragg in Tower, Vortex e Untilted sono possibili anche grazie alla composizione molecolare del vetro che rende la trasparenza e la luce elementi centrali delle opere.

BUILDINGBOX dedica la stagione 2019-2020 al vetro contemporaneo con il progetto Dalla sabbia, opere in vetro, un ciclo espositivo in 12 appuntamenti con cadenza mensile a cura di BUILDING, in collaborazione con Jean Blanchaert.

La quinta installazione è formata da tre lavori di Tony Cragg. Dalla sabbia, opere in vetro è il titolo scelto per evocare l’alchimia dell’affascinante processo di creazione di questo materiale, dalla sabbia, con l’aria, per mezzo del fuoco. Opere firmate da artisti contemporanei che hanno scelto di confrontarsi con le possibilità che offre questo materiale. Sperimentazioni che rendono esemplari e preziose le opere in mostra, in quanto progettate da artisti che nella loro pratica utilizzano tecniche differenti e talvolta distanti dalle caratteristiche peculiari del vetro. Questo progetto nasce dalla volontà di BUILDING di approfondire la ricerca degli artisti includendo oltre alle produzioni più note, aspetti e sperimentazioni insolite.

Una relazione creatrice stretta tra il pensiero dell’artista e la mano dei maestri vetrai. Il vetro, materiale facilmente modellabile da mani esperte, prende forme “fragili” per continuare a legarsi alla tradizione artistica del passato e al contempo aprendosi a una prospettiva formale ripensata a partire da suggestioni estetiche contemporanee. Filo conduttore del progetto sono le stesse opere, inserite in una storia secolare e in un fare antico, testimoni di una precisa alchimia di elementi messa a punto 4000 anni fa dalla civiltà fenicia, e che ancora oggi offrono infinite possibilità formali.

Per 12 mesi una sequenza di opere e a­rtisti si articolerà nella vetrina indipendente, visibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7, scandendo il ritmo del tempo e innescando un’ampia riflessione sulla predominanza del tempo sullo spazio.

 

 

Cenni biografici

Tony Cragg è nato nel 1949 a Liverpool e vive e lavora a Wuppertal, in Germania. Ha un ruolo da protagonista nel mondo dell’arte contemporanea nel dibattito sulla funzione e la natura della scultura: nelle sue opere indaga il rapporto tra arte e materiali, nonché arte e scienza. Prima di laurearsi al Royal College of Art di Londra nel 1977, ha lavorato come tecnico di laboratorio presso un istituto di ricerca sui materiali, dove ha studiato in dettaglio le caratteristiche dei materiali. Nel 1979 si trasferisce a Wuppertal e inizia a insegnare alla Kunstakademie di Düsseldorf. In un’epoca in cui i movimenti artistici di minimalismo, arte concettuale e arte povera erano i cardini dell’arte d’avanguardia, Cragg divenne uno dei protagonisti del rinnovamento della scultura. I primi lavori degli anni ’70 furono realizzati principalmente con oggetti trovati attraverso i quali creava installazioni a parete o sul pavimento, mettendo in discussione la differenza tra pittura e scultura e testando tecniche come impilare, spaccare e frantumare. In opere successive il suo interesse si spostò sulla qualità della superficie, sulla manipolazione e sulle improbabili accostamenti di materiali, trasformando i materiali solidi in forme fluide e dinamiche. Negli ultimi anni ha esplorato le idee contrastanti di compressione ed espansione in strutture totemiche in cui la presenza di profili umani ha un ruolo nella visione d’insieme dell’opera. Dagli anni ’80 espone in numerose istituzioni di importanza internazionale, tra le più recenti: Aliyev Art Center (2014), Baku; Duomo di Milano (2015); ADAA (2015), New York; Fondazione Berengo (2015), Venezia; Galerie Thaddeus Ropac (2016), Parigi; Museo dell’Ermitage (2016), San Pietroburgo; Lisson Gallery (2016), Londra, giardini di Boboli, Firenze (2019).Nel 1988 gli è stato assegnato il Turner Prize; ha rappresentato la Gran Bretagna alla 43a Biennale di Venezia; è stato eletto Royal Academician, Kunstakademie, Düsseldorf (1994); ha vinto il 1 ° premio per la migliore scultura alla Biennale di Pechino (2005); ha ricevuto un dottorato onorario presso Royal College of Arts (2009), Londra; è stato insignito della Medal of Honor of the Hermitage (2012), San Pietroburgo; è stato nominato cavaliere dalla regina Elisabetta II per i servizi alle arti visive e alle relazioni tra Germania e Regno Unito (2016).