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Alex Mirutziu

Alex Mirutziu

BUILDINGBOX

A cura di Nicola Trezzi

7 Dic 2018 - 5 Gen 2019

“In linea con le possibilità retoriche e investigative di una poesia, Pär Andersson e il sottoscritto abbiamo bypassato le infrastrutture esistenti che circondano la politica legata allo scrivere e leggere”.
– Alex Mirutziu

La pratica di Alex Mirutziu si estende ad ampio spettro, per media e attività, tra cui sculture, disegni, poesia, performance, ma anche progetti critici e curatoriali. Nel suo lavoro espande le nozioni di approssimazione e prossimità in connessione al tempo, dislocando modalità di raggiungimento di un significato. Nella sua pratica cerca di facilitare il ruolo del corpo quale “turbolenta occasione performativa” inspirandosi alla poetica della mancanza di una dimora e dell’invisibilità in modo da sospendere le premesse del fare e non-fare, del pensare e non-pensare. Insieme a TAH29 (The Artist and Himself at 29) [l’artista e se stesso all’età di 29 anni], attiva un collettivo il cui modus operandi è l’ironia retroattiva. Parte della sua pratica teorica è la collaborazione con artisti, scrittori, musicisti, disegnatori e filosofi quali Grit Hachmeister, Elias Merino, Graham Foust e Graham Harman. In questo caso, grazie a una collaborazione con l’attore Pär Andersson, attuata specificamente per questo lavoro, l’artista mette in discussione la natura del modello politicizzato del leggere e i privilegi culturali del lignaggio, complici dei limiti nei quali la parola taglia, creando una nuova narrativa che va al di là del dubbio ed è curata dal Sweden Sans, il carattere tipografico creato dall’agenzia di design Söderhavet. Nel fare ciò, Mirutziu e Andersson si sono confrontati con un frammento di Prepared poem #2, un progetto che Mirutziu ha iniziato durante la sua residenza presso IASPIS a Stoccolma nel 2014-2015 e parte della serie Bureaucratic Objects, che comprende frammenti di poesie di Graham Foust e Karl Larsson.

Alex Mirutziu (Sibiu, Romania, 1981) appartiene a una nuova generazione di artisti rumeni di fama internazionale.
Il suo lavoro è stato presentato in mostre personali presso Kunstverein Ost a Berlino, Delfina Foundation a Londra, MLF | Marie-Laure Fleisch a Bruxelles, MNAC a Bucarest, IASPIS a Stoccolma, The Glass Factory Lab a Boda Glasbruk, Svezia, Barbara Seiler a Zurigo, Mihai Nicodim Gallery a Los Angeles, Galerie Rüdiger Schöttle a Monaco e Galeria Sabot a Cluj-Napoca, Romania.

Le sue opere sono state esposte in mostre collettive presso FRAC des Pays de la Loire in Carquefou, Francia, Art Encounters a Timisoara, Romania, Kisterem Gallery a Budapest, CCA di Tel Aviv, Jecza Gallery a Timisoara, MNAC a Bucarest, Gallery 400 – University of Illinois at Chicago, Motorenhallen a Dresda, Germania, Romanian Institute for Culture and Research in Humanities alla Biennale di Venezia, Kunsthalle Winterthur, Svizzera, CCA di Varsavia, Műcsarnok – Kunsthalle Budapest, Gaudel de Stampa a Parigi, Spazio Vault a Prato, Art Gallery of Alberta a Edmonton, Canada, Power Plant a Toronto, Tranzit House a Cluj-Napoca, Galéria Krokus a Bratislava, National Museum a Varsavia, Pavilion – Centre for Contemporary Art and Culture a Bucarest, Ada Street Gallery a Londra e Brukenthal Museum a Sibiu, Romania. Le sue performance sono state presentate in molti spazi, tra cui Block Universe alla Royal Academy of Arts a Londra, Wexford Arts Centre, Irlanda, Accademia Rumena a Roma e WUK a Vienna.

BUILDINGBOX è uno spazio indipendente facente parte della galleria, caratterizzato da un programma autonomo. Il progetto inaugurale, a cura di Nicola Trezzi, apre nella settimana di Rosh HaShana, il capodanno dell’anno 5779, come dice il titolo stesso, secondo il calendario ebraico.

Seguendo queste premesse, ossia una vetrina visibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e un calendario di 12 mesi (Nisan, Iyar, Sivan, Tammuz, Av, Elul, Tishrei, Marcheshvan, Kislev, Tevet, Shevat e Adar), 5779 è una mostra collettiva nella quale le varie opere d’arte non sono presentate una vicino all’altra, bensì piuttosto una dopo l’altra. La struttura del calendario, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, diventa la linea guida per la presentazione delle opere di molteplici artisti; questa impostazione trasforma il concetto stesso di mostra collettiva: da coesistenza e giustapposizione, a linearità e processione.

Inoltre, questo tipo di strutturazione decostruisce l’essenza stessa della mostra collettiva, che è, per definizione, una mostra con varie opere d’arte, di vari artisti, presentate una vicino all’altra in uno spazio definito e per un periodo di tempo limitato. Con 5779 l’idea della mostra collettiva, nella quale opere d’arte di diversi artisti appaiono una dopo l’altra nello stesso spazio – sostituendosi, subentrando l’una all’altra – suggerisce un’inversione dell’equazione alla base del fare mostre. Piuttosto che organizzare una mostra a partire dallo spazio, come succede usualmente, questa volta la mostra viene costruita sulla base del tempo.